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il blog ufficiale dell'associazione culturale mimemask: spettacolo, tecniche espressive, teatro, danza, mimo e tante altre bellissime occasioni di stare al centro del palcoscenico

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domenica, 16 marzo 2008

Segni e significato

Questo è un post a tre dimensioni. Le altre le trovate su www.postomagico.splinder.com e su www.browndoggy.splinder.com

Nello spettacolo, di ogni tipologia, vi sono numerosi rituali e segni concordati che, volontariamente o meno, contribuiscono a identificare e caratterizzare personaggi, situazioni e stati d'animo. Alcuni di questi sono universalizzabili: gli occhi corrucciati sono segno di irritazione o preoccupazione in qualsiasi regione della terra, come il sorriso è segno di benevolenza. Altri segni sono invece legati strettamente alla cultura e all'etnia. Occorre quindi essere consapevoli dei significati che i segni possono nascondere, dato che uno stesso segno, in culture diverse, può avere significati opposti. Ne sia di esempio il colore del lutto: in occidente è il nero, ma non così in altri paesi, come ad esempio l'estremo oriente. In molti paese, oltretutto, anche i movimenti della danza hanno segni di significato preciso: ne sono esempio le danze delle zone dell'antico Siam, dove la posizione di un polso e della testa sono ritualmente fissate.Le danze polinesiane (non sempre solo gioiose, ma anche prefiguranti battaglie e violenza) raccolgono un numero notevole di segni, come fanno il kabuki e il teatro tradizionale cinese. Nella danza classica molti movimenti hanno assunto caratteristiche standardizzate (questo anche nel ballo sportivo di sala), ma anche i balli moderni giovanili, nati spontaneamente, si sono codificati con segni riconoscibili e costanti: i movimenti dell'Hip-hop o della breakdance.
Segni codificati dal tempo sono anche presenti anche  in diversi stili di spettacolo: i movimenti saltellanti di Arlecchino, le movenze lente e tristi del Pierrot, per arrivare sino ai movimenti dei pupi siciliani. Conoscere e puntualizzare segni e movimenti può portare ad interpretare meglio un personaggio. Utilizzare segni specifici può anche contribuire a creare meglio il "nostro" personaggio, quello che ci siamo scelti magari durante una attività di improvvisazione. Utilizzare segni distintivi facilmente riconoscibili permette infatti di rendere "caratteristico", ciò portatore di un carattere distintivo, il nostro personaggio.
Nel mimo segni e significati arrivano al culmine dell'astrazione: un gesto rarefatto di un abile mimo può mandare messaggi significanti su moltissime scale  emotive. E' per questo che si chiede ad ogni persona che intraprenda un percorso educativo nelle tecniche di spettacolo l'approfondimento delle tecniche del mimo, per dare basi solide e precise nel riconoscimento e nella scelta dei segni e dei movimenti che renderanno comprensibile il messaggio, lo stato emotivo, il carattere, la reattività del personaggio interpretato.
Possiamo dividere i segni in: comportamentali, connotativi (di etnia , status o ruolo sociale), emotivi, astratti.

I segni comportamentali sono quelli che fanno riferimento alla disposizione caratteriale del personaggio: iroso, tranquillo, dubbioso, violento, pauroso.

Quelli connotativi fanno preciso riferimento a segni distintivi di appartenenza e di riconoscimento; sono legati alla cultura e alla società a cui fanno riferimento.

I segni emotivi (generalizzabili) sono quelli che esprimono emozioni comuni a tutte le persone: lacrime,  riso, atteggiamento delle sopracciglia e della bocca ecc.

I segni astratti raccolgono significati complessi, evocativi, facilmente percepibili anche se difficili da descrivere sistematicamente; sono segni e movimenti che possono rappresentano il quid artistico più profondo e comunicativo e si possono ideare e gestire con training particolari, oltre che con la genialità delle persone dotate di talento innato.
Vi sono segni utilizzabili anche nel canto e nella musica e fanno riferimento al ritmo, al timbro e anche alla modalità di emissione del suono. Pur con un legame molto forte con la cultura in cui nascono, alcuni di questi possono essere generalizzabili, come il battere veloce e potente di tamburi bassi, il contrasto tra toni acuti e bassi nel canto. Inoltre la multiculturalità e la globalizzazione stanno portando a conoscenza di un grande numero di persone caratteristiche musicali, strumentali e di canto di moltissime etnie. Questo facilitirà la comprensione (e quindi l'utilizzo) di questi per pubblici sempre più vari.

postato da: mimemask alle ore 21:43 | link | commenti
categorie: musica, spettacolo, teatro, danza, canto, sceneggiatura, mimo

Nel futuro... uno spettacolo immaginario!

Oggi il consiglio  direttivo dell'associazione Mimemask si è riunito e ha decretato il lancio di uno spettacolo immaginario per il prossimo maggio... non vi roviniamo la sorpresa, avremo modo di darvi notizie precise man mano, ma vi assicuro che sarà qualcosa di piuttosto eccezionale. Ovviamente in tema di spettacolo non c'è quasi più niente di nuovo sotto il sole, è già stato provato tutto e più di tutto, ma cercheremo comunque di metterci un po' di inventiva, creatività e mestiere per cercare di far divertire chi ci ascolterà, leggerà, vedrà. Sarà uno spettacolo tutto su internet, in diretta mondiale, con immagini, parole e colonna sonora, una trama che si svilupperà sul momento, cercando anche di rispondere agli interventi di chi vorrà partecipare. Preparatevi, spargete la voce, invitate gli amici... cercheremo di non deludervi.

giovedì, 13 marzo 2008

Un racconto per Chiara

Il raccontatore ritornò al Posto Magico, c'era stato da poco, ma aveva ancora un racconto in tasca, pardon, in testa, e voleva utilizzarlo. I bambini erano di nuovo lì, come succede in quel luogo fuori dal mondo. Una bambina gli disse, secca secca :"Va bene, siamo tornati ad ascoltarti, ma muoviti, che si fa tardi!" L'uomo si schiarì la voce ed iniziò. :"Sapete, per diventare bravi saltimbanchi ci vuole tanto allenamento, tanto impegno... ma non è così difficile come sembra a prima vista. Sì, perché non è una cosa come l'intelligenza che vi dicono bisogna avere a scuola, oppure la costanza, che sembra il nome di una ragazza, ma invece è solo il modo di dire che devi stare fermo a guardare il libro anche quando vorresti uscire a giocare. Per i saltimbanchi la costanza non è male, in effetti, ma per lavorare davvero bene ci vuole il cuore: senza quello si diventerà anche bravi, ma non si diventerà mai un vero saltimbanco. E con i cuore si attraversano le montagne, si nuota per oceani interi... con il cuore si riesce a tener fermi trecento adulti a guardare ragazzini trasformarsi in saltimbanchi in poche ore. E se dietro a quei ragazzini c'è qualche adulto che dà una mano, serve solo a far battere più forte il loro cuore di saltimbanco. Ho conosciuto una volta una ragazza dagli occhi chiara... ah, no, scusate, è lei che è Chiara, se sono gli occhi, plurali, sono chiari.  Ha una voce dolce e capace di parlare all'anima, non solo alle orecchie... e ha il cuore di un grande saltimbanco. Solo che non lo ha ancora scoperto... o meglio, forse non ha ancora trovato il coraggio di ammetterlo a se stessa, perché tutti gli altri lo sanno già da un pezzo. Questa è la sua storia, anzi, è solo l'inizio della sua storia, perché il bello dovrà ancora venire!" Un bambino lo guardò in tralice e gli chiese, dubbioso :"Vera?" :"Sì - rispose il raccontatore - questa è una storia vera." E se ne andarono tutti pensando ai saltimbanchi che, di certo, tutti avrebbero sognato quella notte.

postato da: mimemask alle ore 23:00 | link | commenti
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sabato, 23 febbraio 2008

Il caffè dello zio Al

Cari tutti, vorrei proporvi una bozza di spettacolo, da sviluppare ed eventualmente mettere in scena se capiterà. Ovviamente tutto è disponibile per chi legge, a patto che non venga utilizzato per fini commerciali (per questi dovrete chiederci l'autorizzazione).
Impostazione: le scene si svolgeranno in un caffè bar, con ad un angolo del palcoscenico una specie di palchetto per esibizioni (come piano bar o simili). Il personaggio principale, fil rouge per tutti gli eventi, sarà il barista (potrebbe essere anche una barista, ma io ho in mente un caro amico del lago di Como che volge a mezzogiorno). L' Al del caffè sarebbe il signor Alzheimer, quello della famosa malattia... la demenza di Alzheimer. Tutto ruota su persone che entrano, si siedono a tavolino e ascoltano le perfomance di artisti che si succedono sul palco. Gli avventori saranno, di volta in volta, persone che non sanno dove si trovano (né manco meno che cos'è la demenza), persone che iniziano a soffrire della malattia ecc. Lo stesso per gli artisti, che o saranno "suonati" o parleranno della malattia attraverso recite, canti, racconti. Se possibile, si faranno anche delle proiezioni di cortometraggi brevi o sequenze di foto.
Tra parentesi esiste davvero l'esperienza dei caffè Alzheimer, sono luoghi dove si incontrano persone che hanno parenti affetti dalla malattia: durante la loro sosta al caffè operatori professionali si occupano dei loro cari, mentre loro parlano, ascoltano interventi sulla malattia o semplicemente passano un po' di tempo a rilassarsi. Essere familiare di una persona sofferente di demenza è veramente pesante. Tra parentesi, tra qualche tempo metteremo in rete, proprio qui su Splinder, un blog dedicato alla demenza. Sarà un angolo dove si spiegherà qualcosa su questa malattia che colpisce tantissime persone e che, nelle previsioni, si diffonderà sempre di più nel futuro. Non è una malattia contagiosa, semplicemente è in rapporto con l'età e visto che l'età media sta notevolmente aumentando, aumenteranno anche le persone malate di questa malattia.

postato da: mimemask alle ore 20:50 | link | commenti (1)
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Uno sguardo nel vuoto

Il raccontatore passò di sfuggita dal Posto Magico. Non vide il solito assembramento di bambini e si preparò ad andare via, stavolta senza raccontare nulla. Ma guardando meglio, da lontano, vide una piccola figuretta, nell'angolo più buio della piazzetta. Era una bambina, piccola, seduta sulla sua seggiolina. Non di muoveva, non diceva niente, non reagì nemmeno quando l'uomo si avvicinò con un sorriso. Il sorriso fece presto ad andar via: la bambina aveva lo sguardo... perso nel vuoto, quasi non respirava. Il raccontatore si piegò sulle ginocchia e fissò diritto in quello sguardo, ne rimase avvinto. Una piccola lacrima gli scese lungo una guancia, a lui, a cui avevano sempre insegnato che i maschi non piangono, mai, anche quando il dolore è più forte. Prese da una tasca un fazzolettino di carta, lo passò sulla lacrima e lo depositò in silenzio davanti alla bambina e si mosse per andare a casa. All'ultimo, prima di voltare l'angolo, si guardò indietro e gli sembro di vedere una piccola lacrima scendere come la sua lungo la guancia della bambina.

postato da: mimemask alle ore 20:36 | link | commenti
categorie: racconti
domenica, 17 febbraio 2008

Il più bell'organo del mondo

Arrivò trafelato, il Raccontatore, al Posto Magico... Era molto, molto tempo che non passava più di lì, ma a volte la vita va dove vuole, non ti lascia spazio per tornare nei luoghi e con le persone a cui tieni di più. I bambini  erano lì, seduti sulle le loro seggioline, fermi, immobili come delle minuscole statue. Si bloccò anche l'uomo, calmò il proprio  respiro affannato e si mise a fare la statua. Come al solito non gli veniva benissimo, ogni tanto storceva il naso per un improvviso prurito, seguiva con gli occhi un pezzettino di carta sollevato dal vento... passò del tempo intorno a loro giravano pensieri pesanti, come scolpiti nel marmo, pensieri da statue, insomma. Poi, di colpo, tutto si rianimò, una bambina con gli occhi verdi puntò l'indice e intimò :"Parla di musica!" L'uomo si scossa dall'immobilità statuaria, si tolse qualche immaginaria traccia di polvere di marmo dal cappotto e iniziò :"Andarono i messi del re dal grande artigiano e gli commissionarono l'organo più bello del mondo. Mille e mille canne, registri a non finire, tastiere d'avorio, di ebano, di quello che voleva lui, basta che fosse davvero l'organo più bello del mondo. Ci volle un sacco di tempo e dovettero costruire un teatro intero, molto grande, per tenerci dentro l'organo,  ma alla fine fu pronto e la serata di inaugurazione la corte intera era schierata sulle poltrone della platea e dei palchi. Una volta che il sovrano fu arrivato nel suo palco reale le luci si abbassarono e il miglior organista di tutto il reame, nel silenzio più assoluto, si sedette davanti alle  tastiere. Dalle canne  dell'organo, mosse da potenti mantici, uscirono note travolgenti, bassi  tanto profondi da far accapponare la pelle, ma anche suoni lievissimi, strani. Si senti il pigolare degli uccelli al risveglio, una grancassa che suonava a ritmo con le mani, voci che sembravano davvero angeliche. Alla fine, quando gli occhi della gente quasi volevano uscire dalle orbite per la meraviglia, l'organista smise di muovere le mani sulla tastiera. Ci fu un attimo di silenzio attonito, non si sapeva  se era finito lo spettacolo e bisognava applaudire o se fosse solo una pausa ad effetto prima del gran  finale. Allora, con mossa teatrale, l'organista tirò il pomello di un registro. Mentre il pubblico attendeva si aprì sul frontale dello strumento una piccola porticina, ne uscì un giovane uomo che si trascinava, non si sa come, visto che aveva solo due mani, un violoncello, l'archetto, una sedia e un leggio con dei fogli di musica. Si sedette, posizionò lo strumento e il leggio, imbracciò l'archetto e si mise a suonare. La musica era molto bella, avvincente, ma la  gente non riusciva a capire cosa c'entrasse con l'organo. Poi, d'improvviso, con movimenti rapidi e forti dell'archetto dalle corde del violoncello  uscirono delle note mai  udite prima da uno strumento così... sembravano proprio uguali a quelle di un organo. Il violoncellista si alzò con in mano lo strumento e, continuando a suonare, scese dal palco ed imboccò il corridoio che portava l'uscita. La gente, affascinata, lo seguiva come se fosse in sonnambula... re e regina compresi. Continuarono fuori dal teatro, nella via principale, per le strade secondarie, fino ad uscire dal  paese. Mentre il re, chiudendo la fila, passava davanti al cartello che indicava il nome della città, dalla finestra della cantina dell'ultima casa uscì un piccolo topolino che guardò incuriosito la lunghissima fila di persone. Girò la testolina in su, fino a leggere il nome della città dove ora non c'era più gente... Hamelin...  che nome strano!" Mentre il raccontatore finiva la sua storia i bambini si erano messi tutti in fila, con la loro  seggiolina in mano. Dall'aria, come per magia, inizio a spargersi la musica di un violoncello e tutti i bambini, perfettamente in fila, se ne andarono via seguendo la musica, verso le loro case.

postato da: mimemask alle ore 23:40 | link | commenti (1)
categorie: racconti
mercoledì, 13 febbraio 2008

Cercando il Raccontatore

Erano le otto di sera e la giornata, tra i mille impegni, non era ancora finita. Il lavoro occupa gran parte del tempo delle persone adulte e se non è di proprio gradimento, è un guaio. Lo si fa sopra le forze, spesso coll'amaro in bocca.
Presa dalla stanchezza e approfittando del fatto che in ufficio non ci fosse più nessuno, decise di tonrare a casa.  Nonostante la stagione più fredda fosse passata, acora faceva discretamente freddo. Presa giacca e borsa scese di corsa, quasi come a fuggire.
Ad un paio di cento metri di distanza dal portone cominciò a sentire una misichetta davvero piacevole. Sembrava un'orchestrina...
Allora decise di fare un giro un  po' più lungo e di seguire, e scovare, la musica.
A metà giro dell'isolato, si trovò di fronte la scena di un quartetto d'archi che suonava e di un uomo che, tra un pezzo e l'altro, intrattenteva le persone con i suoi brevi racconti.
Stette a guardare e ad ascoltare per un po'. Si ricordava bene del Raccontatore che aveva più volte incontrato e aveva davvero voglia di stare a sentire altri racconti. Raccolse la borsa appoggiata a terrà e si incamminò sulla strada di casa.

postato da: sarameloni alle ore 16:06 | link | commenti
categorie: racconti
mercoledì, 21 novembre 2007

... le parole mi muovono il cuore, ma le labbra restano mute...

"per me l'arte è mio modo di esprimere il pensiero del cuore. io penso molto perchè non posso parlare. è molto importante comunicare che è bello vivere non è importante essere forti ma è importante avere amore e dare amore. chi ama comunica il suo amore anche senza parole. resta un po' inutile parlare in un cuore senza amore che dice parole cattive o vuote. Io parlo con il cuore io parlo con le mani e attraverso gli occhi comunico gioia e dolore non potrei dirlo meglio a parole perchè le parole per chi le usa sono meno importanti che per chi come me non le ha. per noi amici la parola è rara ed è preziosa come una perla. parlare al cuore vale più che dire un milione di parole iperboliche ma vuote di amore. io posso dire tanto con l'amore. io ho tante parole nel cuore ma alla fine più di tutto conta l'amore. io penso che l'arte esprime i pensieri del cuore per questo gli amici sono artisti dell'amore. io voglio dire che gli amici sono un tesoro perchè ognuno di noi è una parola viva di amore più forte del silenzio di morte che pesa sul mondo. ho il sogno di parlare ma comincio a capire che già parlo perchè amo tutti e soprattutto chi non è amato. io sono felice perchè sono tanto amata. la felicità è amare ed essere amati per questo gli amici sono felici e possono fare felici. io mi dispiaccio per chi può parlare ma è infelice perchè non ha ancora scoperto la forza dell'amore" (Hirseyo Tuccimei, "Con l'arte da disabile a persona", Gangemi editore).

postato da: isasama alle ore 18:25 | link | commenti
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martedì, 20 novembre 2007

Uno spettacolo emozionante

Il 16 Novembre, a Milano, ho assistito ad un bellissimo spettacolo del Cirque du Soleil. Per chi non lo conoscesse - ma dubito, visto quanto è famoso - è un circo dove si esibiscono solo artisti, senza animali.
Lo spettacolo si intitolava DELIRIUM. Eh sì, era un vero e proprio delirio di artisti: acrobati, cantanti, musicisti e  giocolieri.
Sul palco erano presenti solo 29 artisti. Dico "solo" perché in realtà sembravano essere molti di più. Ognuno si giocava in più ruoli con un'abilità pazzesca.
Il palco era molto grande ed è stato usato sapientemente anche il sipario. Veniva chiuso e riaperto all'occorrenza, giocando su luci, ombre e proiezioni che hanno mandato sempre avanti lo spettacolo, senza far notare momenti di cambi scena o interruzioni.
La cosa che mi ha colpito è che all'inizio lo spettatore veniva proiettato su più di una scena. Capitava quindi di mettere a fuoco il centro del palcoscenico quando nella parte destra avveniva un'altra azione allo stesso modo entusiasmante.
C'ho messo un po' a capire come seguire tutto senza perdermi niente!

Purtroppo non vi posso allegare nemmeno una foto, perché le fotocamere così come le videocamere erano vietate all'interno del Forum d'Assago, perché avrebbero potuto disturbare gli artisti. Però vi posso dire che se vi dovesse capitare l'occasione di vedere un loro spettacolo, non ve la dovrete far sfuggire!

postato da: sarameloni alle ore 17:35 | link | commenti (2)
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mercoledì, 24 ottobre 2007

Il corpo come via spirituale

Da molto andavo cercando chi mi dispiegasse gli agganci tra spiritualità cristiana e espressione del corpo e le risposte sono arrivate proprio nel momento in cui formulavo le domande mentali. Allora, suggerisco per chi ha le mie stesse curiosità la lettura dei libri di padre Antonio Gentili: "I nostri sensi illumina" e "Le ragioni del corpo" (p. Antonio fa dei corsi in provincia di Como, tra l'altro). Inoltre vi invito a mettere il naso sul corso presentato al Centro San Fedele di Milano: "Il corpo nella preghiera" (www.sanfedele.net). Ho capito quanta catechesi e che catechesi entra nelle cose che facciamo... una cosa molto seria, oltre che bella! ;-)


postato da: isasama alle ore 17:57 | link | commenti
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